Rassegna stampa

Il cuore di don Gnocchi unisce Milano e l’Ucraina

06 ottobre 2016, Chiesa di Milano

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Nel segno di don Carlo il festival socio-culturale svoltosi a Kiev e Karkhov alla presenza di rappresentanti della Fondazione e dell’Arcidiocesi. Una reliquia del Beato insediata nella chiesa della Dormizione della Vergine Maria
 
6.10.2016
Dal 30 settembre al 3 ottobre nelle città ucraine di Kiev e di Karkhov ha avuto luogo il festival socio-culturale intitolato “Un cuore più grande della guerra”, nato dalla collaborazione tra Ucraina e Italia, grazie al coordinamento dell’Organizzazione non governativa “Emmaus” e del Centro di studi umanistici europei dell’Accademia Mohyla di Kiev: al centro di questo evento, la figura del Beato don Carlo Gnocchi (1902-1956), a sessant’anni dalla morte “tornato” – simbolicamente, ma anche concretamente, grazie al dono di una sua reliquia fatto dalla diocesi di Milano e dalla Fondazione Don Gnocchi – nelle terre teatro dell’epica ritirata di Russia del 1942-1943, dove maturò quella vocazione alla carità che si tradusse poi nell’Opera per i mutilatini e i poliomielitici.
 
Tutto è nato in seno all’associazione “Emmaus”, fondata nel 2011 dall’intellettuale Aleksandr Filonenko, filosofo ateo convertitosi al cristianesimo da adulto, teologo ortodosso e professore universitario, con l’obiettivo di dare risposta al dolore di tanti ragazzini orfani e invalidi che la durissima società post-sovietica emargina e abbandona. E quando in Ucraina scoppia la guerra, il dolore assume tratti nuovi e drammatici.
 
In questo contesto matura l’incontro con la figura di don Gnocchi. Uno squarcio di speranza, con quelle coincidenze così straordinarie: don Carlo e i suoi amati alpini, la ritirata di Russia iniziata in quei luoghi e quel cappellano che cercava il senso della vita umana anche al fronte e vedeva Cristo tra chi combatte e muore; e poi l’opera dei mutilatini, il significato del dolore innocente, un’opera grandissima, ma così simile alla piccola goccia di speranza della loro “Emmaus”.
 
Il contatto con la Fondazione ha così dato il via a una serie di iniziative culminate il 30 settembre con la presentazione a Kiev di un libro con gli scritti Cristo con gli alpini e Pedagogia del dolore innocente tradotti in russo, alla presenza, tra gli altri, di Silvio Colagrande, la persona che 60 anni fa ha ricevuto in dono la cornea del Beato. E poi ancora a Karkhov, con l’inaugurazione il 1° ottobre di una mostra sulla figura di don Carlo e con l’insediamento, domenica 2 ottobre, di una reliquia del Beato nella chiesa della Dormizione della Vergine Maria, nel corso di un’affollata celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo cattolico Stanislav Shirokoradyuk. Presenti delegazioni della Fondazione Don Gnocchi (rappresentata da don Maurizio Rivolta, rettore del Santuario milanese del Beato, e da Lino Lacagnina, responsabile del progetto volontariato della Fondazione Don Gnocchi) e dell’Arcidiocesi di Milano (rappresentata dal vicario episcopale monsignor Luca Bressan e dal diacono incaricato per l’ecumenismo Roberto Pagani). Agli appuntamenti di Kiev e Karkhov del 1° ottobre ha preso parte anche il prestigioso Coro alpino CET (Canto e Tradizione) di Milano, con due applauditi concerti, il cui ricavato è stato devoluto al sostegno del progetto “Bambini della Speranza”, rivolto ai bambini dei militari e delle famiglie profughe dalle zone di guerra in Ucraina.
 
«Mi ha molto colpito la grande partecipazione a questi eventi – ha commentato Lacagnina -. In Ucraina i cattolici sono una realtà di minoranza, all’interno di una società che vede la sua componente maggioritaria nei cristiani ortodossi, i quali pure sono stati coinvolti e partecipi nei vari momenti di questo festival socio-culturale. Particolarmente toccante è stata la cerimonia religiosa di insediamento della reliquia di don Gnocchi in seno alla cattedrale di Karkhov, che per i nostri canoni rappresenta una normale chiesa. Era stracolma, con gente in piedi e in un clima di forte emozione. Mi ha colpito quest’atmosfera di forte fervore religioso, che da noi è difficile percepire: è stato bello vedere il vescovo porre le mani sul capo ai presenti, ai bambini, con l’accompagnamento di canti e in un clima di grande devozione. In questo contesto, la figura del beato don Carlo è stata colta appieno e apprezzata profondamente, anche per il suo attualissimo legame con le vicende di guerra che purtroppo attanagliano l’Ucraina».
 
Il festival si è chiuso con incontri con i volontari e le associazioni che si occupano dei profughi e dei mutilati di guerra e con i responsabili di un locale Centro di riabilitazione.
 
 
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