Rassegna stampa

A Kiev il festival «Un cuore più grande della guerra»

27 settembre 2016, Avvenire Milano

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A Kiev il festival «Un cuore più grande della guerra»
Dal 30 settembre al 3 ottobre a Kiev e Karkhov si terrà il festival sociale e culturale «Un cuore più grande della guerra» dedicato al Beato italiano Don Gnocchi. Al festival parteciperà il Coro della Cet di Milano protagonista del Meeting 2015.

da Avvenire Milano

 
 

Grazie al dono di una sua reliquia da parte della Diocesi di Milano e della Fondazione Don Gnocchi, a sessant’anni dalla morte il beato don Carlo Gnocchi “torna” nelle terre teatro della ritirata di Russia del 1942-1943, dove maturò quella vocazione alla carità che si tradusse poi nell’Opera per i mutilatini e i poliomielitici. L’insediamento della reliquia del Beato avverrà domenica 2 ottobre a Kiev, in Ucraina, nella chiesa della Dormizione della Vergine Maria, presenti il vescovo cattolico locale monsignor Stanislav Shirokoradyuk e le delegazioni della Diocesi di Milano (rappresentata dal vicario episcopale monsignor Luca Bressan e dal diacono incaricato per l’ecumenismo Roberto Pagani) e della Fondazione Don Gnocchi (con don Maurizio Rivolta, rettore del santuario milanese del Beato Don Gnocchi, e Lino Lacagnina, responsabile del progetto volontariato della Fondazione Don Gnocchi). In questa occasione è in programma dal 30 settembre al 3 ottobre a Kiev e Karkhov il festival sociale e culturale «Un cuore più grande della guerra» dedicato al Beato italiano. Oltre a una mostra su don Gnocchi è prevista anche la presentazione di un libro con gli scritti «Cristo con gli alpini» e «Pedagogia del dolore innocente» (tradotti in lingua russa), alla presenza, tra gli altri, di Silvio Colagrande, la persona che 60 anni fa ha ricevuto in dono la cornea di don Gnocchi. Agli appuntamenti parteciperà inoltre il coro alpino Cet (Canto e tradizione) di Milano. Tutto nasce in seno all’associazione «Emmaus», fondata nel 2011 da Aleksandr Filonenko, filosofo e teologo ortodosso convertitosi al cristianesimo, con l’obiettivo di dare risposta al dolore di tanti ragazzini orfani e invalidi che la società post-sovietica emargina e abbandona. E in questo contesto che è maturato l’incontro con la figura di don Gnocchi, quel cappellano degli alpini che proprio in quei luoghi cercava il senso della vita umana e che vedeva Cristo anche tra chi combatte e muore al fronte; e poi l’opera dei mutilatini, il significato del dolore innocente, così simile alla loro «Emmaus».

 
 
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