Un cuore più grande della guerra
Il Coro CET al Meeting 2015
Un cuore più grande della guerra, Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, Rimini 20-26 agosto 2015.
“Il centenario dell’entrata nella Prima Guerra Mondiale dell’Italia costituisce un’occasione per una riflessione sul tema della guerra e dell’umanità dei popoli che vivono le guerre, in uno scenario mondiale che ne è segnato drammaticamente come quello odierno.
Tra i tanti punti di vista con cui si può guardare questo evento vi sono i canti della Grande Guerra, che sono giunti a noi a testimonianza di “un cuore più grande della guerra”. Per la maggior parte si tratta di brani popolari precedenti, a cui furono adattati nuovi testi espressione dell’esperienza bellica. Tuttavia la forma e i testi che questi canti hanno assunto nella Grande Guerra e soprattutto la loro definitiva armonizzazione, che ne ha raccolto e fissato, rendendolo attingibile anche dopo tanti anni, lo spirito profondo, dipendono dall’importanza che l’esperienza della guerra costituì per i combattenti e le loro famiglie.
Per quegli uomini posti ogni giorno di fronte all’esperienza o alla prospettiva della morte, il canto, come la poesia, diventa il modo con cui essi esprimono un profondo anelito di vita, un desiderio di bene e di pace, di bellezza: “Cerco un paese innocente” scrive ne I fiumi Giuseppe Ungaretti, o scoprono la fragilità della condizione umana che tutti accomuna: “Fratelli / Parola tremante nella notte”, scrive ancora lo stesso Ungaretti.
Proprio la contraddizione, il male, fanno venire a galla ciò che di più profondo, di più vero e di più puro vi è nel cuore dell’uomo che nemmeno l’orrore della guerra può soffocare.
Nei canti, anche i più tristi e drammatici, non vi è traccia di recriminazione e di disperazione ma anzi un senso di compassione e di speranza. In essi sentiamo vibrare nostalgia, malinconia, avvertita mancanza o lontananza di qualcosa (Qualcuno) che colmi il cuore umano. La semplicità delle esperienze umane consegnate ai canti più belli giunge a questo vertice di attesa, all’espressione del bisogno costitutivo del cuore umano. La semplicità delle esperienze umane consegnate ai canti più belli (anche e soprattutto a quelli cantati in trincea) giunge a questo vertice di attesa (spesso inconsapevole), all’espressione del bisogno costitutivo del cuore umano. Sovente il testo è fatto di evocazioni elementari, riguardo alla vita e alla morte, all’amore e alla guerra, ai mestieri e alle stagioni; nelle parole si troverà la verità delle storie e una domanda umana solo abbozzata o ancora confusa: ma nella dimensione musicale, il presentimento della reale profondità del desiderio umano e di una possibile pienezza si fa esperienza.
Nel cantare assieme, nella comunione dei cuori di chi scioglie in canto la propria umanità, e soprattutto nella bellezza espressiva delle armonie musicali, lì si inizia a intuire una risposta possibile, che supera la somma delle umanità individuali, così come l’armonia musicale sfonda la misura delle singole voci. Questa esperienza, propria di qualsiasi popolo che canta, è la stessa che si ripete oggi per chi come noi prova a servire il repertorio alpino e la sua bellezza, segno piccolo ma autentico della Bellezza che riempie il cuore.” (dall’introduzione al catalogo “Un cuore più grande della guerra”).
La mostra è stata presentata per la prima volta al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli edizione 2015 riscuotendo un grande successo di pubblico: 10.000 visitatori, oltre 4.000 spettatori alle esibizioni quotidiane dei cori giovanili, quasi 2.000 spettatori al grande concerto del Coro CET.
Ma soprattutto la mostra e i concerti continuano! E diventano “itineranti”, in Italia e all’estero, fino al termine del centenario del grande conflitto, nel 2018.
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